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Santa Sofia e Giacanta: secondo viaggio a Modica
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Seconda tappa del viaggio presso i luoghi dimenticati di Modica


La fisionomia frastagliata e irregolare di Modica è una delle caratteristiche più affascinanti della vecchia contea ragusana. Un gomitolo aggrovigliato di stradine antiche, ricche di storia e di bellezza. Modica Sorda e Modica Bassa (due appendici della città) si congiungono grazie a via Santa Sofia. Da qui si dipartono vie e viuzze che salgono e scendono, in cui si gode di un panorama a valle meraviglioso. 

I quartieri di Santa Sofia e Giacanta sorgono proprio in queste strade. Quartieri semi abbandonati che nessuno vuol raccontare più. Con questo viaggio, coi nostri sguardi, il nostro cicaleccio, le nostre fotografie – invece – vogliamo farli rivivere, raccontandoveli. In questi spazi dimenticati e dal lirismo struggente, l’elemento caratteristico è il muretto a secco; pietre bianche incastrate tra loro in una tradizione locale così antica che si perde nella storia. Un muro grezzo ove sopra si innalza una corale di rami di fico. Su un’altra parete scende invece un grosso ciuffo di capperi locali. Il nostro amico Paolo ci racconta il miracolo dell’attecchimento del seme di questo arbusto perenne in un anfratto calcareo, tipico degli Iblei.

Non vi sono qui palazzi blasonati, ma angoli dove si svolgeva il vivere quotidiano. Si susseguono case sventrate, con lembi di tetto o di pareti fatti con canne e gesso, muri dove licheni e ciuffi di erbe varie hanno dipinto superfici. Questa seconda passeggiata nella Modica dimenticata, diviene forse la più poetica delle altre, inevitabilmente, per quanto uno possa sforzarsi di essere analitico e descrittivo: come si fa a non intravvedere sui muri, frammenti di cielo con le “stelle” di gelsomino, come si fa a non immaginare – davanti la chiesetta di Santa Sofia – la pace ed il raccoglimento dell’Angelus del Vespro; e le stradine che diventano i viali del pensare, del meditare. I muri scrostati che corrono per queste vie, i tetti costruiti con i coppi siciliani (tegole curve) sono una meraviglia; sembrano ondulati tappeti siculi messi ad asciugare sopra le case.

L’arte contemporanea troverebbe qui, come in tutta Modica, spunti inesauribili oltre che una gioiosa assonanza con la materia architettonica tradizionale e con il vivere dei modicani. Da qualche anno, extracomunitari tentano di vivere in qualcuna di queste case. La vita esce fuori come una sorgente di sorrisi di mamme e figli che fanno capolino dalla finestra. Ed è tutto un lindore, un rinnovato senso di fresco. È difficile immaginare che un recupero di questi – come di altri quartieri di Modica – possa venire dall’amministrazione comunale; ovunque, oggi, le risorse economiche nei paesi e nelle città sono insufficienti.

Lo scopo di questo girovagare – in compagnia di Arianna, Antonino, Paolo, Giorgio, Giuliana, Maria Paola, Davide, Salvo, Elena e Rosario – è sensibilizzare, osservare la grande potenzialità creativa di questi angoli di città che, puliti e ripristinati, possono offrire opportunità creative. Possono essere spunti di passeggiate per ritrovarsi a conversare con amici, a scoprire qui una pianta di cappero, lì un cancello che si apre verso un mistero. Gatti che strisciano i muri lungo strade dove i passi della nostra storia si possono e si devono ancora sentire.


Salvatore Tolaro
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