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Le danze sacre del Pacifico. Incontro con Amanda Mendoza Zapata
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«Prendi il modo d’intendere dell’Oriente e la conoscenza dell’Occidente» così recitava un contestato filosofo e danzatore armeno di inizio ‘900. George Ivanovič Gurdjieff con una frase simile ci lascia una verità preziosissima e che, rispetto alla sua epoca, oggi è maggiormente compresa.
Sono parecchie le vicende storiche in cui l’Occidente ha inglobato a sé culture straniere, commercializzandole e stereotipandole, creando dunque una visione alterata di esse. 
Questo articolo nasce proprio dal desiderio di voler comprendere e conoscere una cultura meravigliosa come quella delle isole del Pacifico, cultura che incontra l’Occidente nel 1820 con le prime colonizzazioni. 
Fenomeni turistici e di attrazione di massa come la surf culture (1870-1970), musical ed artisti come Elvis Presley hanno occidentalizzato la cultura indigena dei nativi hawaiani, neozelandesi e polinesiani, e la principale arte di questi luoghi paradisiaci: la danza.

Il nostro incontro è con Amanda Mendoza Zapata, danzatrice di fama internazionale di Ori Tahiti Hula (danze tradizionali polinesiane e hawaiane).
Nata in Città del Messico - dopo studi su danze di folklore messicano - si avvicina alla cultura delle isole del Pacifico studiando con grandi maestri come Makau Foster, Kehaulani Chaquy, Moena Maiotui. Si stabilisce a Tahiti (Polinesia francese) dove studia al Conservatorio Te Fare Upa Rau. Esibendosi in due grandi festival mondiali di divulgazione e valorizzazione della cultura polinesiana, Heiva i Tahiti ed Heiva i Paris, si classifica tra i primi tre posti in Ori Tahiti solo competition di Heiva i Paris. Attualmente si allena con il gruppo Tahiti ia Ruru tu Noa per partecipare a Heiva i Tahiti 2018. 
Dopo aver avuto il piacere di conoscerla di presenza nei mesi scorsi, presso la scuola Mana Tahiti di Catania, fondata da Amanda nel 2010 (prima scuola di danza polinesiana in Italia con sedi anche al nord), la raggiungiamo telefonicamente a Tahiti: ci affascina subito spiegandoci la vera essenza di questa arte avvolgente, che nasce dalla filosofia Huna e trae origine dai riti sciamanici delle sue isole.

Raccontaci del tuo primo incontro con la cultura Polinesiana e Hawaiiana
Avevo 15 anni ed abitavo in Messico, dopo studi di danza contemporanea e messicana, cercavo una danza che fosse sensuale, esplosiva e libera, così un’amica che studiava Ori Tahiti mi fece conoscere questa danza. Fui colpita per prima cosa dall’accurato utilizzo di elementi naturali per la fabbricazione dei costumi, realizzati dai danzatori stessi i quali - prima di ogni esibizione - raccolgono da sé noci di cocco, corde ricavate da alberi, fiori di tiarè e vegetazione locale; dalla ricercatezza dei musicisti e delle loro grandi orchestre nel costruire strumenti musicali come l’ipu heke, il to’ere e il pahu, costruiti con alberi endemici come il milo il kamani e il kou. L’ idea di mettere sul corpo o di far suonare un elemento della natura mi ha accattivato molto. 

Che potere hanno la Ori Tahiti in Polinesia e la Hula nelle isole Hawaii, e in che modo esse sono unite alla spiritualità dei loro luoghi natìi?  
La danza è l’identità culturale di questi popoli e quello che resta della popolazione pre-coloniale dei nativi, per questo motivo sono così attaccati alla danza. La danza è un tutt’uno con la musica e col canto, grazie ai quali diviene narrazione di vicende mitiche ed eroiche della storia delle isole, descrivendo l’ambiente vegetale di esse. Queste espressioni artistiche così antiche, hanno uno strettissimo rapporto col luogo perché nascono in origine dalla volontà di imitare la natura e dall'adorazione di essa, dal desiderio della popolazione di divenirne parte integrante, raggiungendo un equilibrio universale tra il corpo e il cosmo. Esse imitano coi loro passi sinuosi e con particolarissimi gesti delle mani, il movimento delle onde, dei rami degli alberi mossi dal vento. Sono danze eseguite a piedi scalzi ed in costante flessione degli arti inferiori, nella ricerca del radicamento e della connessione psico-fisica con la terra. 
La pratica di questa arte inevitabilmente porta a uno stato di meditazione, va a toccare fibre molto profonde dell’anima perché ti riporta a stretto contatto con la natura.  
  

Sono danze antichissime nate in un unico luogo, la Polinesia, eppure si distingue la Hawaiana con la Tahitiana, ci racconti un po’ come mai? 
La danza Polinesiana Ori Tahiti si compone di diversi stili differenziati tra loro principalmente dal ritmo. Nell’Ori Tahiti c’è molto dinamismo caratterizzato dagli strumenti percussonici che alternano ritmi diversi. Era eseguita originariamente da un gruppo di artisti chiamati ario che adoravano il dio Oro e dedicavano la loro vita all’arte. Essa faceva parte di tutte le manifestazioni religiose, ma si eseguiva anche in modo spontaneo per celebrare un momento di gioia, la fine di un lavoro o l'arrivo di una personalità importante.
Dopo un lungo divieto, nel 1895 l'Ori Tahiti ritorna per commemorare la Festa dell'Unità con la Francia ed è così che nasce Heiva i Tahiti, il più grande festival di danza, musica, artigianato di cultura polinesiana.
La danza Hula nasce nell’arcipelago delle isole Hawaii e trae origine dalla filosofia Huna, appartenente agli antichi saggi e sciamani del luogo, chiamati Kahuna, i quali avevano la grande responsabilità di tramandare le vicende storiche delle isole hawaiane, poiché originariamente non esisteva in queste terre una forma scritta di linguaggio. Una delle tecniche di narrazione storica più utilizzate durante l'epoca di pre-scrittura, oltre l'arte figurativa e oratoria, era appunto la danza; difatti è considerata dagli hawaiani un patrimonio da proteggere e portare avanti con orgoglio. Gli insegnanti di danza sono chiamati kumu, letteralmente “fonte di conoscenza” e prima di divenire insegnanti attraversano un lungo percorso di apprendimento.  Principalmente la differenza tra queste due danze sta nella scelta dei costumi, nel ritmo (decisamente più lento nella Hula) e nei movimenti.   

Una danza così longeva ha subìto cambiamenti nel corso della storia?
Prima dell’arrivo dell’uomo occidentale e prima della conversione forzata al cristianesimo, sia le danze polinesiane che hawaiane avevano forme leggermente diverse. Sono linguaggi artistici che tutt’oggi esprimono una sessualità e sensualità libere e connesse alla natura come dono da celebrare. Furono censurate dal cristianesimo alcune posizioni ritenute impure nel mondo cattolico, specialmente nelle coreografie delle danzatrici, che, al pari dei danzatori maschi, esprimevano la loro sessualità in modo naturale e senza cliché sessisti. I nativi hanno lottato per mantenere ancora viva - dopo centinaia e centinaia di anni di tradizione - la loro cultura. La danza Hula - con il boom dei resort e dei villaggi turistici costruiti negli anni ’50 nelle isole - vide la comparsa di strumenti come la chitarra e l’ukulele.  Ma la danza Hula che viene eseguita nei luoghi turistici non è completamente fedele alla danza originaria. Nella danza tradizionale non vi erano né chitarre, né ukulele e non era affatto finalizzata all’intrattenimento di massa, anzi aveva connotati sacri. Dagli anni ’60 - '70 i cittadini delle Hawaii hanno deciso di mettere freno a questa speculazione culturale, istituendo rigide scuole di danza Hula originaria e festival come il Merrie Monarch Festival

La danza generalmente è intesa come una forma d’arte composta da una coreografia,  ma chi davvero è vicino a questo mondo, sa che è molto di più: è un intenso momento di introspezione. Come vivi questa esperienza personalmente?
La vedo come la mia maestra, una compagna che guida la mia vita, il pretesto per andare oltre i miei limiti mentali e fisici. Grazie alla danza nella mia vita ci sono persone meravigliose.  

Dal Messico alla Polinesia, all’Italia:  c’è qualcosa che accomuna queste tre realtà così diverse? 
La gentilezza delle persone. 

Che emozione tieni nel cuore per questi tre luoghi?
Il Messico è la terra che mi ha fatto crescere come una persona forte, pronta ad affrontare le avversità. L’Italia mi ha visto fare sbagli, ma mi ha dato amici che porto nel mio cuore e che considero come la mia famiglia. Sono diventata una persona migliore in quei dieci anni in cui ho vissuto lì, e sono diventata una donna. Tahiti è un amore che credevo impossibile da realizzare! Mi sta insegnando a essere più umile, più vera e più semplice.

Raccontaci del tuo progetto in Italia 
Veramente non avevo nessun progetto!!!!! Le cose si sono presentate e io ho colto l’ opportunità  Adesso invece essendo una donna più matura voglio che la mia scuola continui a crescere non solo come numero di persone che studiano Ori Tahiti, ma come qualità di insegnanti: voglio formare maestre preparate, serie, ballerine disciplinate che non abbiano paura di sognare di venire un giorno in Polinesia. Persone che abbiano a cuore la cultura delle isole del Pacifico e il suo insegnamento alla semplicità e alla connessione con la natura.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Se qualcosa ho imparato in questo ultimo periodo è che è meglio lasciarsi trasportare dall’onda!!!! Seguire il flusso delle cose. Adesso vivo in Polinesia con il mio ragazzo. Quello che vorrei continuare a fare è semplicemente continuare a danzare, studiare per essere una maestra sempre più professionale, viaggiare per portare la danza polinesiana e hawaiana nel mondo, stringere amicizie in ogni luogo e non dimenticare la mia amata famiglia e i miei parenti che si trovano in Messico e che hanno bisogno di me, come io di loro.  

Martina Tolaro
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