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Cosa ne è della base missilistica di Comiso?
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La più grande base Nato di tutta l'Europa meridionale è oggi una delle ghost town più inquietanti dell'Isola. A quando un progetto di riqualificazione urbana?


Le ghost town sono luoghi che ricordano i primi episodi Star Trek degli anni '60 in cui Spock e il tenente Tormolen approdavano su mondi abbandonati. Città dimenticate in cui il tempo si è fermato e tutto è in degrado. Le ghost town non sono però una finzione televisiva, ma una pagina reale dell’urbanistica italiana. Luoghi un tempo abitati e successivamente abbandonati a seguito di calamità naturali, migrazioni, crolli economici o deurbanizzazione. Luoghi rimasti nell’attesa di qualcosa o di qualcuno, presenti a migliaia – secondo un’analisi Istat – in tutto il territorio nazionale.

In Sicilia si stima siano circa una ventina, ma le statistiche sono ancora in essere e non abbiamo ad oggi un numero preciso di città abbandonate dell’Isola. Tra quelle finora censite, la base missilistica di Comiso, a mezz’ora in auto da Ragusa, è decisamente la più affascinante/inquietante.

Pochi sanno che fino a 30 anni fa in questa piattaforma aveva sede la più grande base Nato di tutta l'Europa meridionale. La struttura era stata costruita dagli Stati Uniti per custodire 112 missili Cruise a testata nucleare diretti verso l’URSS. In questo luogo oggi è presente il silenzio del totale abbandono e la calma piatta di chi l’ha scampata.

Come un castrum romano – antico accampamento lungo una via bellica dove risiedevano i soldati per un determinato periodo – la base missilistica di Comiso nasce infatti durante la Guerra Fredda tra l’America e l’ex Unione Sovietica. Fu un considerevole contingente militare con una logistica tipica di un grande centro abitato. Vi erano abitazioni civili, scuole, bar, palestre e tutto quello che si ritrova di solito in un agglomerato urbano.

Oggi la base missilistica è una ghost town a tutti gli effetti: ogni edificio, parco, stanza e oggetto sono vandalizzati e in degrado; utili solo a declamare lo spreco di risorse e l’inutilità dell’architettura sorta per motivi militari. L'area è oggi ceduta al comune con una concessione di 855mila metri quadri. Essa è divisa in cinque zone: quella residenziale con abitazioni americane; quella ricreativa con circoli e palestre; quella logistica con alloggi-caserma e l'area dei sette bunker.

Comiso fu protagonista negli anni ’80 di un dibattito pubblico poi sfociato in una grande manifestazione pacifista per contrastare l’installazione dei missili Cruise. Quest’area, divenuta simbolo della contrapposizione nucleare tra Nato e patto di Varsavia,  meriterebbe adesso nuove proteste e manifestazioni al fine di riqualificare il luogo dismesso, commemorarlo e renderlo agibile al pubblico.

È anche vero che la base missilistica ha messo i primi mattoni dell’attuale aeroporto Pio La Torre di Comiso, ma è anche vero che tale aeroporto era negli anni ’30 già in fase di progettazione sotto il nome di aeroporto Vincenzo Magliocco
Se da un castrum romano non più utilizzato si ricavavano castelli, luoghi sacri, edifici civili fino a formare quei paesi che oggi ammiriamo tanto come Castrogiovanni, Castrovillari e molti altri; nel “castrum” moderno americano – dove c’erano i Cruise – vi è mancanza di progetti, assenza di destinazione d’uso. Eppure, come nelle epoche antiche, la storia può tutt’oggi innalzarsi assecondando la convivenza pacifica tra gli uomini piuttosto che la distruzione; può tutt’oggi riciclare luoghi d’abbandono e intere ghost town, ricordando quello che è stato e integrando spazi di condivisione per la comunità.


Salvatore Tolaro


Foto di Elena Giarratana
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