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Un viaggio nei quartieri dimenticati di Modica
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La città di Modica (UNESCO 2002) è uno scrigno di bellezze barocche ed eccellenze siciliane. In questo scenario però è facile trovare anche borghi in completo abbandono


Il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi abbandonati di Modica inizia da questo articolo ed è percorso in compagnia di carissimi amici del luogo, ottime guide e ottimi ispiratori quali Arianna, Antonino, Paolo, Giorgio, Davide, Salvo, Lavinia e Maria Paola che ringrazio già da adesso. La prima tappa è il quartiere di Modica Alta, borgo pieno di storia e memoria, in cui convivono (ahimè) case antiche e in degrado con palazzi abusivi di recente edificazione. La seconda tappa riguarderà i quartieri di Santa Sofia e di Giacanta, la terza il quartiere ebraico detto "Cartellone", mentre l'ultima tappa il quartiere Catena.

Modica Alta è un vero e proprio quartiere fantasma dove case, con porte e finestre sventrate, sembrano bocche urlanti. Un urlo muto di storie interrotte nel loro sereno fluire. La parte più incredibilmente bella – e ricca di contrasti – è la piazza che accoglie la chiesa di San Giovanni Evangelista, in cui un tempo si dava lavoro ai jurnatari, contadini “a giornata” per il governo delle campagne circostanti.

In piazza difatti si fronteggiano un mostro architettonico, ovvero un palazzo risalente agli anni ’70  definito da tutti noi “il palazzone” – e lo storico palazzo Napolino-De Naro Papa. In questo incontro/scontro di stili e costumi, il palazzone informe è simbolo solo di bruttezza. Sparge e spargerà ancora bruttezza per tutta la piazza. Il Napolino-De Naro Papa invece non trionfa, purtroppo. Perisce alla storia.

Seguendo un itinerario a saggio, la rete viaria ai fianchi del Corso Regina Margherita sviluppa un'architettura spontanea, concepita secondo l’istinto comunitario del vivere insieme. Ecco dunque l’avvicendarsi di meravigliosi e suggestivi angoli, cortili, scalette (dove in cima ancora si immagina un vaso di terracotta che odora di basilico) e abitazioni incorniciate da strutture elegantissime di ferro battuto.

Nessuna segnaletica indica il quartiere abbandonato, o meglio, le uniche presenti sono gli innumerevoli “Si Vende”, quasi a dichiarare la resa, lo stremo. Questi cartelli, come ferite aperte, simboleggiano chiaramente l’abbandono e l’oblio dell’ultima generazione che vi abitò. Una generazione antica e dunque così diversa dalla nostra.

Nei vicoli di Modica Alta si trovano anche tesori architettonici di inestimabile valore come la chiesa rupestre di San Carlo nel vico omonimo (difficile da trovare fotografata nei canali del web); l’Albergo dei Poveri, coi suoi preziosi decori scultorei di tradizione latina; il Reclusorio delle Vergini dell’Addolorata; e l’Ospedale degli Onesti.

I palazzi e gli edifici storici hanno ancora possibilità di rinascita, e vogliamo fare una constatazione qui sul blog: il recupero della memoria non avviene con le cerimonie periodiche di politici e notabili. Accade semmai con una spontanea sensibilizzazione dal basso, dalla gente che ha vissuto in quei posti e non si rassegna a non avere più nulla da lasciare e tramandare alle giovani generazioni.


Salvatore Tolaro
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